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ASSAGGI – BODEGA COUSINO MACUL – CILE

Aggiornamento: 25 feb

Estratto da DIVINO ANDINO – IL ROMANZO

Si percepiva fin da subito il prestigio e l’importanza della bodega, appena entrato, una reverenza data dagli anni.In Cile non ci sono piccoli produttori, quelli esistenti hanno una struttura ben organizzata, vigneti sparsi alle latitudini migliori del paese e una storia antica da raccontare.

Nella cantina vicino a Santiago con il suo vigneto a Cabernet Sauvignon a lato, la famiglia Cousiño ha voluto tenere solo la parte più importante della produzione, il Lota, un vino lavorato totalmente da mani femminili, il cui nome è ispirato alla cava di carbone che alla fine del ‘800 fece la fortuna della famiglia, prima di dedicarsi al vino.Tra alberi di rovere francese (era la prima volta che li vedevo non sotto forma di botte piccola) e un giardino molto curato sorge la struttura della cantina, che ha all’interno una sezione che ospita i vecchi tonneaux fatti con un legno locale, il Raulì e un’altra con alcuni cimeli storici come la prima imbottigliatrice automatica, che risale circa al 1920.

Per il momento dell’assaggio nulla fu lasciato al caso.

Giovanni, un giovane cileno con la madre di origini abruzzesi che mastica anche qualche parola di italiano, scendendo una scalinata illuminata di candele rosse, ci accompagnò nella cantina sotterranea, fresca e ventilata costruita da architetti francesi nel 1870.Il materiale utilizzato per tenere insieme i mattoni di pietra si chiama cal y canto ed è una specie di cemento ricavato da sabbia e bianco dell’uovo; sopra i muri spessi alcuni metri, sono state costruite delle prese d’aria per creare le condizioni ideali di conservazione del vino, temperatura costante, fresco e umidità.

Assaggiammo il Gris, un rosato di Cabernet Sauvignon erbaceo e con una bilanciata mineralità al gusto, un vino ideale da aperitivo o sposato con un saporito crostaceo.

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Per il resto della degustazione ci spostammo all’ingresso dove era allestito anche un punto vendita di gadget firmati Cousiño Macul e la parete con tutti i riconoscimenti internazionali della cantina; tra i vini ricordo il Shiraz Antigua Reserva 2010, un vino di gran qualità commercializzato a basso prezzo.Generalmente sono attirato proprio da vini di questo tipo, quelli alla portata di tutti che però sanno regalare emozioni al pari o superiori a vini economicamente inarrivabili.Quel Shiraz era per me semplicemente nuovo, originale, inaspettato, completamente diverso da vini di varietà simile che avevo fino ad allora assaggiato: il colore era rosso molto carico e tendente al violaceo, naso seduttore che evocava aromi floreali e, inspiegabilmente, una nota che ricordava il mango, pareva quasi un profilo olfattivo da bianco aromatico anziché da rosso corposo, quale effettivamente era.

In bocca, tornava il vero Shiraz la cui robustezza risultava smussata da un passaggio di 12 mesi in botte piccola che restituiva un finale leggermente piccante.

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