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Passaggi – Il mio essere lì…

Il mio essere lì, in uno dei quartieri più pericolosi di Lima, sconsigliato da tutte le guide di viaggio, non era un fatto casuale.Non avevo percorso così tanti chilometri, scelto quel posto, organizzato un più o meno articolato piano di viaggio semplicemente per il gusto di fare qualcosa di nuovo o di diverso dal solito.Il mio essere lì, in quel momento, era l’epilogo di un percorso iniziato parecchi anni prima, e forse solo ora che riorganizzo le idee con uno sguardo distaccato me ne rendo veramente conto.Ero lì per creare un nuovo punto di partenza, lasciarmi dietro quel mondo stantio fatto di velati soprusi accettati come compromessi, ritmi insopportabili che non lasciano spazio vitale e dare una ragione nuova alle mie giornate future.Amo viaggiare, amo conoscere e assaggiare ogni giorno qualcosa di nuovo e di diverso, tanto mi bastava per provare a ricominciare.Ho fatto un paio di conti in tasca, ho preso coraggio e mi sono deciso a saltare al di fuori del cerchio che mi ero costruito attorno quasi senza accorgermene.Avevo bisogno di viaggiare come il grande Cook in rotta per i mari del Sud, solo che questo viaggio non era per mare, ma attraverso le genti, le loro rovine archeologiche, il loro modo di preparare il cibo, e le loro bevande, sperando che ogni giorno fosse una nuova scoperta.

Il contesto di partenza si rivelava l’ideale.Per quanto riguarda la gastronomia, il Perù si sta affermando ogni giorno di più a livello internazionale come il nuovo astro nascente.Sulla tavola c’è una infinita varietà di prodotti di eccellente qualità che aspettano solo di essere assaggiati e esportati in tutto il mondo: vegetali, frutti tropicali mai visti prima, pesci.Basta entrare in un qualsiasi ristorante fornito e ordinare una Pachamanca, per vivere in un attimo un salto spazio temporale.E’ un cibo tradizionale di origini antichissime ottenuto da carni di vario taglio come agnello, maiale e pollo, insaporite da un intingolo di spezie ed erbe aromatiche, il tutto cucinato sottoterra, col calore di pietre roventi.Per quanto riguarda le bevande, la più particolare è sicuramente l’emoliente, una tisana curativa che viene servita da signore con i fianchi larghi in appositi chioschi ambulanti disseminati un po’ ovunque negli angoli delle città.E’ a base di semi di lino, quindi di consistenza abbastanza densa quasi oleosa, ma viene poi diluita da un mix di concentrati di erbe naturali con proprietà sfiammanti e rilassanti, tra queste me ne sono annotate alcune con dei nomi bizzarri, come coda di cavallo, alfa alfa e unghia di gatto.Marisol mi ha confessato che da bambina, dopo una lunga malattia ai reni per la quale le medicine ufficiali non avevano trovato soluzione, dopo aver bevuto per cinque giorni due  emoliente al giorno era riuscita a tornare in salute.Un’altra bevanda fantastica è la chicha morada, completamente naturale, è servita abitualmente durante i pasti in caraffe.Con il suo viola intenso potrebbe sembrare il vino della casa, invece è leggera e dissetante, dolce con una punta speziata, i bambini ne vanno matti.Anche qui parliamo di qualcosa di antichissimo, consumata perfino dagli Inca.Si ottiene bollendo il mais morado, una varietà di colore viola, in acqua con scorza di ananas, mela cotogna, un pizzico di cannella e chiodi di garofano e aggiungendo succo di lime e zucchero dopo la colatura.Potrei elencare le caratteristiche e le qualità di decine di altri refresco, tutti naturali e a base di frutta che vengono serviti quotidianamente a lato di menù tanto saporiti quanto economici, ma la mia attenzione fu catturata da una strana gazeosa….

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