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  • Emilia Romagna Tour Guide

Aggiornato il: feb 3

Nel 1506 Papa Giulio II detto anche il Papa “Terribile” o “Combattente” riuscì a compiere una forte offensiva militare nei territori dell’Emilia e #Romagna e riconquistò molte città che si erano elette a liberi comuni. Tra queste ci fu anche Bologna che da quel momento e con alterne fortune, rimarrà sotto lo Stato della Chiesa fino all’unità d’Italia.

Giulio II è ricordato per essere stato uno dei pontefici più famosi del Rinascimento italiano. Michelangelo arrivò con lui in città e per celebrare la riconquista di Bologna, decise di realizzare una statua in bronzo, che lo raffigurava seduto in trono benedicente.

La realizzazione della statua fu alquanto veloce ed avvenne nelle sale della fabbriceria di San Petronio dove ancora oggi è presente una targa commemorativa che include oltre all’opera michelangiolesca, anche la realizzazione delle principali opere bronzee della città come il #Nettuno del Giambologna e il Gregorio XIII di Menganti.

La statua fu quindi collocata nella nicchia sopra la porta Magna della Basilica di San Petronio a ricordo e monito dell’autorità papale sulla città (21 Febbraio 1508).

Purtroppo però, la statua ebbe vita breve.

L’ 11 Dicembre 1511 infatti i Bentivoglio, che furono scacciati dal Papa, riuscirono per una breve parentesi di tempo a riprendere il controllo sulla città e alcuni loro seguaci tirarono giù la statua, distruggendola in mille pezzi.

Il bronzo di risulta fu venduto al Duca Alfonso d’Este, un grande appassionato di armi, che lo fuse per costruire una colubrina, ossia un piccolo cannoncino portatile che ironicamente chiamò “La Giulia” in onore al Papa a cui il bronzo era dedicato.

Per #Bologna fu una perdita incalcolabile. Si trattava di un’opera unica, quella realizzata da #Michelangelo che solitamente lavorava il marmo (l’unico altro bronzo realizzato da Michelangelo, il David de Rohan fu anch’esso distrutto).

Non rimangono testimonianze né bozzetti dell’opera. Il #Vasari disse che la statua era alta circa due metri e novanta. L’aspetto più che benevolo, appariva cupo e minaccioso. La distruzione di questo simbolo per quanto una perdita artistica senza precedenti, fu un segnale politico importante che sanciva l’ennesimo tentativo di autodeterminazione da un potere che minacciava il desiderio di autonomia e libertà che i bolognesi han sempre desiderato.


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Aggiornato il: feb 3

VIA CLAVATURE

Nomi di vie bizzarri in città se ne contano davvero parecchi, ma ce n’è uno che è tra i più citati, se non altro per la posizione assolutamente centrale che questa strada ricopre; si tratta di Via Clavature.

Siamo nel cuore del mercato medievale a pochi passi da Piazza Maggiore. In questo “quadrilatero” fatto di vie ortogonali, troviamo gli antichi nomi derivanti dai mestieri che qui si svolgevano.

Le ipotesi sul nome di questa via sono tante e varie, ma quella che si ritiene più verosimile la da il #Banchieri, storico bolognese. Banchieri sostiene che la parola derivi dal dialettale “ciavadur”, chiavature, che altro non erano che le serrature! Quindi il luogo dove si fabbricavano le serrature.

E’ anche ipotizzabile che essendo questa una zona tipicamente di mercanti, qui vi fossero anche tanti magazzini dove venivano stivate le merci. Queste, per poter essere ben protette, venivano messe sotto chiave e quindi è possibile che le porte fossero rinforzate da decine di serrature, talmente tante da diventare un identificativo della via.

La storia della toponomastica cittadina tuttavia è fatta di cambiamenti e stravolgimenti e questa strada per un breve periodo di tempo successivo alla Prima Guerra #Mondiale, fu rinominata Via Piave, per celebrare le gesta militari italiane.

Non tutti sanno che… esiste anche una mappatura delle cosiddette “vie estinte” ovvero vicoli o vie che nel corso del tempo sono state chiuse o trasformate, o addirittura inglobate in costruzioni private. Quest’ultimo fatto avviene proprio al civico 18. Il corridoio interno che porta all’ingresso della #Trattoria Gianni, era un antico vicolo chiamato vicolo beccapesce o “fossa di San Silvestro”. Questi nomi ricordano il fatto che la Bologna medievale era fitta di fiumi e canali ed è quindi ipotizzabile che in quel punto vi arrivasse una piccola derivazione dell’Aposa che scorre qualche metro più ad oriente.


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Aggiornato il: feb 3

ARISTOTELE FIORAVANTI

Dietro la meravigliosa facciata rinascimentale del Palazzo del Podestà, c’è la mano di un geniale architetto bolognese, forse non eccessivamente famoso, la cui bravura lo ha portato a successi anche molto lontano da Bologna.

#Aristotele Fioravanti, figlio di Fioravante Fioravanti (architetto che contribuì alla realizzazione della parte “gotica” di Palazzo d’Accursio), fu ingegnere e architetto a servizio del comune di Bologna durante la seconda metà del 1400.

La sua impresa del 1455 gli valse il soprannome di “l’uomo che muove le torri”.

Era l’agosto di quell’anno e il comune, in accordo col rettore Achille Malvezzi della chiesa di San Giovanni Gerosolimitano decise di spostare la torre della Magione che sorgeva all’angolo tra le attuali #Strada Maggiore e vicolo Malgrado. Il motivo di questa insolita richiesta poteva essere trovato nel fatto che in quella posizione la torre oscurasse Porta Maggiore, altri invece sostenevano che nelle fondamenta si trovasse il tesoro dei Templari che avevano abitato la torre secoli addietro.

Fu un’impresa ciclopica quasi paradossale certamente incredibile. Le cronache dell’epoca raccontano di gruppi delle più varie persone, di ogni cultura e di ogni ceto sociale, tutte assiepate ad assistere a quello spettacolo tra sospiri, terrore e risa. Molti maligni sostenevano che non ce l’avrebbe mai fatta e che la torre, alta 25 metri e del peso di 400 tonnellate era destinata a cadere al suolo. E invece Aristotele Fioravanti sorprese tutti, traslando in tutta sicurezza la torre di circa 13 metri attraverso un complesso sistema di argani e cilindri.

L’eco della sua impresa giunse in ogni dove. Una lettera con un resoconto dettagliato dell’evento fu immediatamente inviata a Francesco Sforza, duca di #Milano e moltissime città italiane si contesero i servigi dell’abile bolognese, visto che sembrava in grado di fare ogni cosa e di risolvere ogni problema. Ben presto anche illustri sovrani di Paesi lontani si fecero avanti per averlo nelle proprie corti.Oltre che a Milano alla corte Sforzesca, operò a #Firenze presso Cosimo de’Medici e alla corte ungherese dove progettò un robusto sistema difensivo di muri e castelli tra cui il castello di Buda.

Nel 1475, su invito di Ivan III, si recò in Russia, dove diresse la costruzione della cattedrale dell'Assunzione nota anche come cattedrale dell'Assunzione: è la chiesa madre del granducato di Moscovia che si affaccia sulla piazza delle Cattedrali al Cremlino di Mosca.

Edificò questa cattedrale usando una tecnica ultramoderna simile al cemento armato, certamente innovativa per l’epoca che consisteva nell’inglobare uno scheletro di ferro all’interno della costruzione.

Per molti anni #Fioravanti operò prodigi in tutto l'impero, servendo fedelmente Ivan III. Più volte chiese il permesso di poter tornare in patria, facendo intervenire anche il Governo di #Bologna, ma lo zar Ivan III fu irremovibile e negò l'assenso ad ogni sua istanza.

La sua morte rimane un mistero. Pur essendo trattato con ogni servigio non potè più tornare in patria ed è sconosciuto persino il suo luogo di sepoltura.


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