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Gli Spaghetti alla bolognese non esistono! Con questo mantra gli osti e ristoratori bolognesi cercano di spiegare ai tanti turisti di passaggio che il vero piatto cittadino è la tagliatella al ragù! Ma dietro a questo piatto c’è però una storia che merita di essere ricordata. In principio fu la ricetta dei “Maccheroni alla bolognese” di Pellegrino Artusi all’interno della prima edizione de La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene del 1891. Si parla di un ragù di vitello tradizionalmente associato alla pasta all’uovo. Qualche decennio dopo, si diffuse in America un ricettario, curato da Julia Lovejoy Cuniberti con il nome di Practical Italian recipes for American kitchens che sostanzialmente si ispirava all’opera di Artusi, ma consigliava il condimento della salsa bolognese anche per “macaroni or spaghetti”. Per la prima volta gli spaghetti vengono citati come valida alternativa alle tagliatelle: sono nati gli spaghetti alla bolognese.



L’affermazione degli spaghetti in America è facile da comprendere: la pasta secca di grano duro era più facile da reperire e non esisteva, come invece proseguiva a Bologna, la tradizione della pasta all’uovo. Molti ristoranti in America apprezzarono questo nuovo abbinamento, rendendolo così uno dei piatti più famosi al mondo.

Recentemente, l’Accademia italiana della cucina ha depositato con atto notarile presso la Camera di Commercio di Bologna una versione assai singolare di spaghetti alla Bolognese a base di tonno.

Si tratta di un piatto diffuso a livello famigliare dagli inizi del Novecento, quando cominciò a diffondersi la commercializzazione del tonno conservato sott’olio e la distribuzione commerciale degli spaghetti anche nel Nord del Paese.


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Aggiornamento: 16 dic 2022

Conosci questo "pane speciale" diffuso sin dal medioevo? Scopriamolo insieme!



A Bologna non è Natale se nella tavola non c'è il Certosino. Ricco, sostanzioso è un dolce dalla lunga preparazione. Si presenta con una forma rotonda e schiacciata di vario diametro e con un colore piuttosto scuro per via del cacao utilizzato nella ricetta. Gli altri ingredienti sono: mandorle, pinoli, miele, mostarda bolognese, cannella (ed eventuali altre spezie) e un mix di frutta secca e candita che vanno ad arricchire un impasto a base di farina di frumento. La particolarità di questo dolce sta anche nella sua consistenza e nella sua presentazione: non è soffice ma piuttosto compatto; la superficie è decorata con frutta secca e canditi che danno un bel contrasto di colore.



photocredit Instagram @popcuisine.it


Dietro questo pane speciale c'è una storia antica che merita di essere ricordata

La preparazione affonda le sue radici addirittura al #Medioevo quando solo i farmacisti – la famosa corporazione dei medici e degli speziali – detenevano il possesso di erbe, spezie, medicinali e potevano anche cimentarsi nella preparazione di alimenti a base di spezie e droghe. Un'altra teoria dice che l’etimologia del nome derivi dalla forma dialettale panspzièl, che significa “pane speciale” per via della ricchezza degli ingredienti utilizzati nella ricetta.


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Quel che è certo è che, il suo nome, come lo conosciamo oggi deriva dai monaci della Certosa di Bologna, il più grande cimitero monumentale della città. Furono loro a realizzarlo talmente bene, specie durante il periodo natalizio, che divenne una vera e propria istituzione.

Ancora oggi, durante il periodo dell’ Avvento, i fornai e le pasticcerie della città si dedicano alla produzione di questo dolce, sprigionando profumi e colori, e i bolognesi hanno l’usanza di regalarne uno ad amici o a parenti come fosse un ricco dono, proprio come accadeva un tempo.




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Aggiornamento: 15 nov 2022

Due certificazioni per prodotti europei di altissima qualità...ma, qual'è la differenza principale?


L’Unione Europea prevede due certificazioni specifiche per la regolamentazione e tutela di prodotti enogastronomici di alta qualita: D.OP. E I.G.P.

D.O.P. significa Denominazione di Origine Protetta; con questa sigla si intendono associare tutte le caratteristiche tipiche del prodotto a un ambiente geografico di riferimento, pertanto per i prodotti a marchio D.O.P. tutte le fasi di trasformazione produzione devono avvenire in un’area geografica determinata. Un esempio? Il Parmigiano Reggiano #Dop: tutte le fasi della produzione, dal foraggio al formaggio fino alla commercializzazione del prodotto avvengono in una area ristretta del centro dell’Emilia Romagna, tra le province di Parma, Reggio Emilia, Modena e #Bologna.

I.G.P.: sta per Indicazione Geografica Protetta invece fa riferimento a una caratteristica qualitativa tipica di un determinato territorio e tutela anche solo una fase della lavorazione, non necessariamente tutte.

Un esempio: la Mortadella di Bologna I.G.P.. Questa eccellenza è realizzata seguendo una antica ricetta bolognese, dove è stata inventata ma l’area di produzione e i suini utilizzati sono anche al di fuori del territorio di Bologna e dell’#EmiliaRomagna.


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