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Aggiornamento: 15 set

Piccoli mostriciattoli disseminati in tutta #Ravenna, una nuova chiave di lettura per vivere l'arte...all'aria aperta!

photocredit Instagram @ninatheostreetart


La bellezza di Ravenna non è solo negli interni, nelle sue preziose chiese e monumenti patrimonio dell’Umanità #Unesco, ma anche fuori, per strada. E’ con questa intuizione che da alcuni anni il Comune di Ravenna insieme all’Assessorato #Turismo e Cultura, sta valorizzando ogni singolo spazio utile per dedicarlo all’arte. Oggi è possibile visitare la Ravenna città d’arte da un altro punto di vista, quello della #StreetArt!

Tra i vari artisti che hanno lasciato il segno in città (Blub, Ericailcane, Hope, Dzia, Dissenso Cognitivo, LABADANzky, Gue, Kobra) ce n’è uno particolarmente famoso e quotato.


Si fa chiamare Invader e si definisce un AVNI - artista vivente non identificato

Si fa chiamare Invader e si definisce un AVNI - artista vivente non identificato. Si tratta di un famoso street artist di origini francesi che, anziché armarsi di bomboletta e pennelli, sceglie un mezzo di comunicazione inusuale fatto di tessere industriali di varie dimensioni e colori, per dare vita alle sue creature fatte da un mosaico di pixel stile Space Ivaders. (il famoso videogioco anni 80 caratterizzato dai tipici mostriciattoli stilizzati)


photocredit Instagram @mark.serigrafia


Sembrerà una forzatura e invece non lo è: le sue 40 opere disseminate tra città e lidi sono il ponte ideale tra l’arte antica del mosaico e una nuova chiave interpretativa.

E tu? Hai visto qualche mostriciattolo in giro? Ce n’è qualcuno nella tua città?


photocredit Instagram @__pat__m__


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Aggiornamento: 15 ago

Nella facciata del Palazzo degli Strazzaroli (l’antica corporazione medievale dei Drappieri), in Piazza di Porta Ravegnana proprio vicino alle due Torri, c’è una finestrella con una tenda opaca, di colore bordeaux sempre abbassata. Si trova sopra il balconcino centrale ed è ben visibile dalla piazza

photo credit Instagram @_grgmzz_

Dietro la tenda c’è una piccola edicola che contiene una scultura raffigurante la Vergine col Bambino attribuita a Gabriele Fiorini. La statua è visibile solo una settimana all’anno, quando la Madonna di San Luca fa visita alla città di Bologna e dal Colle della Guardia si sposta nella chiesa di San Pietro, in Via Indipendenza. In quell’occasione, si suona il campanello che è visibile a lato e si solleva la tenda.

E’ una delle tante celebrazioni (misteriose o bizzarre sarebbe bene dire in questo caso...) collegate all’icona della Madonna di San Luca.

La scultura non ha un nome, pertanto ci hanno pensato i bolognesi a dargliene uno.

L’hanno chiamata la “Madonna del Campanello”, proprio per il suono che precede l’alzata di tenda.

Facile no?


photo credit Instagram @antonyg071

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Aggiornamento: 1 ago

“… il Lambrusco che bevvi dal parroco di Sorbàra, era chiarissimo, quasi rosa: profumato, secco, spumante, di fragile corpo. Non esistono, per i vini, leggi assolute. Sono esseri viventi, al pari di creature umane. Riescono come riescono: imprevedibili, vari, capricciosi. Il loro bello e il loro buono”.

Con questa frase, Mario Soldati in “Vino al Vino” descriveva in maniera sublime la bellezza del lavoro dell’uomo e l’imprevedibilità di un vitigno come il Lambrusco di Sorbara, considerato, al pari degli altri vitigni autoctoni modenesi, bruschi e rustici.

photo credit Instagram @calef86

Tanto tempo è passato da quella esperienza e oggi, questa piccola frazione di circa 3800 abitanti del comune di Bomporto, in provincia di Modena collocata tra il fiume Secchia e il Panaro in un terreno alluvionale sabbioso ha trovato un vero e proprio riscatto. Porta spesso un color rosso chiaro ma se vinificato in bianco con una pressatura soffice, mantiene un colore giallo scarico con leggeri riflessi rossastri e una fine, elegante, con una sostenuta freschezza specie se sapientemente lavorato in purezza.


Alcune autentiche espressioni:


photo credit Instagram @tiziano_cavallaro


Grazie alla sapienza di bravi produttori diversi per stile e approccio come Cantina della Volta, Paltrinieri, Bellei e Bergianti per citarne alcuni questo vitigno e vino non ha più niente di rustico e nemmeno la nomea di “umile champagne dell’Emilia”, ma può aspirare a gareggiare con i migliori spumanti al mondo!

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