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Aggiornamento: 1 lug

Il settecentenario dantesco è passato da un anno ma a Ravenna le celebrazioni dantesche non si fermano. Alla corte di Guido Novello da Polenta Dante trovò ospitalità e anche il giusto contesto dove rimanere affascinato dalla simbologia, e dalla spiritualità dei mosaici patrimonio unesco.

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 Dante concluse la sua esperienza terrena, dopo aver contratto la malaria. Il suo corpo rimase per circa due secoli in un grande sarcofago proprio dove oggi sorge la tomba a lui dedicata (costruita dall’architetto ravennate Camillo Morigia nel 1780).

C’è però un mistero che aleggia intorno alle spoglie del sommo poeta...

photo credit Instagram @thetrue_giob.ph

Nel 1519 Papa Leone X Medici, accogliendo la richiesta di Michelangelo ed altri illustri fiorentini che richiedevano insistentemente le spoglie del loro concittadino morto lontano da casa, autorizzò una delegazione di fiorentini affinché prelevassero le ossa per riportarle a Firenze. Michelangelo aveva preparato una bellissima tomba per Dante in Santa Croce.

I frati francescani, che si son sempre ritenuti i custodi materiali delle ossa e spirituali, delle ultime volontà di Dante, venuti a conoscenza del fatto praticarono nottetempo un buco nel muro interno al convento e a seguire nel sarcofago e prelevarono le ossa, nascondendole.

Furono casualmente ritrovate in un punto a lato del cosiddetto Quadrarco del Braccioforte, in una piccola cassetta in legno, che riportava nome e data dell’ultimo controllo fatto da un frate.


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Aggiornamento: 15 giu

Il palazzo dell’Archiginnasio a Bologna è una tappa assolutamente imperdibile. Il suo nome significa “la miglior scuola” in greco antico ed è stato costruito nel 1563. Senza volerlo porta una serie di record: per esempio ha ospitato quella che definiamo, la più antica Università del mondo occidentale: A.D. 1088.

Al suo interno oggi c’è una biblioteca con sala studio e archivio con circa un milione di pezzi tra manoscritti, volumi a stampa, disegni e foto; il Teatro Anatomico in legno, ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale: vi si svolgevano le lezioni di anatomia.


Ai muri è presente una serie di ricchissime decorazioni che costituisce il maggior complesso araldico murale esistente, ed ha suscitato l'ammirazione di visitatori e studiosi di tutti i tempi.

Dalla costruzione dell'edificio sino alla fine del Settecento furono apposte iscrizioni e monumenti commemorativi dei maestri dello Studio e stemmi degli studenti. Attualmente si contano circa 6000 stemmi araldici, tra aule, corridoi e lungo gli scaloni. Molti sono dipinti, altri realizzati in cemento e stucco in forma di bassorilievo.


Il simbolo del primo studente del Nuovo Mondo





Proprio sopra l’ingresso (nella volta del loggiato fra l'atrio e il cortile) troviamo un curioso affresco realizzato in onore del cardinale Benedetto Giustiniani, dedicatogli da Diego de Leon Garavito, uno studente spagnolo nativo di Lima in Perù, primo studente “americano” all’Università di Bologna. Arrivò nel 1601 per studiare legge e da quel momento la consigliatura dei legisti aggiunse la “natio Indiarum” (riferito alle Indie Occidentali, prima di essere nominate America Latina) nella lista delle nazionalità straniere degli studenti.





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Aggiornamento: 1 giu

Il binomio vino e colli piacentini è antichissimo. Attestato già dal tempo degli Etruschi e con riferimenti certi riferiti all’epoca romana.

I gli alti e rigogliosi colli di Piacenza comprendono un’area vitivinicola che conta quattro valli - Val Tidone, Val D’Arda, Val Trebbia e Val Nure - per un’estensione di 6.800 ettari di terreno quasi totalmente collinare (tra i 150 e 450 metri s.l.m). Tra le DOP più famose c’è il Gutturnio, rosso rubino brillante e robusto, l’Ortrugo, realizzato con l’omonimo vitigno autoctono e la Malvasia aromatica.

La Malvasia aromatica di Candia ha trovato in questo territorio un ambiente umano e geografico ideale per raggiungere i più alti livelli di vinificazione.

photocredit @martinsvensonlynch (Instagram)



Un esempio è Val Tolla di Cantine Croci

E’ ottenuto dalla spremitura di uve Malvasia di Candia Aromatica cresciute su terreni argilloso-sabbiosi di origine pliocenica, raccolte manualmente in piccole cassette e vinificate in macerazione sulle bucce per trenta giorni circa.

Il vino esprime la caratteristica ampiezza di aromi tipiche del vitigno che vanno dagli agrumi come limone, arancia cedro, all’albicocca, pesca e fiori bianchi al gusto risulta morbido ma strutturato con una materia corposa portata nel vino dalla lunga macerazione delle bucce, dove si percepiscono morbidi tannini e una piacevole freschezza.


Cenni Storici


photo credit Instagram @secondilorenzo

La Malvasia come vitigno ha una storia incredibile. Con il nome Malvasia si nominano molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, distribuiti un po’ in tutta Italia. Il nome “Malvasia” deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo.



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