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Malvasia piacentina, storia e geografia di un territorio

Aggiornamento: 1 giu

Il binomio vino e colli piacentini è antichissimo. Attestato già dal tempo degli Etruschi e con riferimenti certi riferiti all’epoca romana.

I gli alti e rigogliosi colli di Piacenza comprendono un’area vitivinicola che conta quattro valli - Val Tidone, Val D’Arda, Val Trebbia e Val Nure - per un’estensione di 6.800 ettari di terreno quasi totalmente collinare (tra i 150 e 450 metri s.l.m). Tra le DOP più famose c’è il Gutturnio, rosso rubino brillante e robusto, l’Ortrugo, realizzato con l’omonimo vitigno autoctono e la Malvasia aromatica.

La Malvasia aromatica di Candia ha trovato in questo territorio un ambiente umano e geografico ideale per raggiungere i più alti livelli di vinificazione.

photocredit @martinsvensonlynch (Instagram)



Un esempio è Val Tolla di Cantine Croci

E’ ottenuto dalla spremitura di uve Malvasia di Candia Aromatica cresciute su terreni argilloso-sabbiosi di origine pliocenica, raccolte manualmente in piccole cassette e vinificate in macerazione sulle bucce per trenta giorni circa.

Il vino esprime la caratteristica ampiezza di aromi tipiche del vitigno che vanno dagli agrumi come limone, arancia cedro, all’albicocca, pesca e fiori bianchi al gusto risulta morbido ma strutturato con una materia corposa portata nel vino dalla lunga macerazione delle bucce, dove si percepiscono morbidi tannini e una piacevole freschezza.


Cenni Storici


photo credit Instagram @secondilorenzo

La Malvasia come vitigno ha una storia incredibile. Con il nome Malvasia si nominano molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, distribuiti un po’ in tutta Italia. Il nome “Malvasia” deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo.



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