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La statua di Giulio II

  • Immagine del redattore: Emilia Romagna Tour Guide
    Emilia Romagna Tour Guide
  • 22 ott 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 3 feb 2021

Nel 1506 Papa Giulio II detto anche il Papa “Terribile” o “Combattente” riuscì a compiere una forte offensiva militare nei territori dell’Emilia e #Romagna e riconquistò molte città che si erano elette a liberi comuni. Tra queste ci fu anche Bologna che da quel momento e con alterne fortune, rimarrà sotto lo Stato della Chiesa fino all’unità d’Italia.

Giulio II è ricordato per essere stato uno dei pontefici più famosi del Rinascimento italiano. Michelangelo arrivò con lui in città e per celebrare la riconquista di Bologna, decise di realizzare una statua in bronzo, che lo raffigurava seduto in trono benedicente.

La realizzazione della statua fu alquanto veloce ed avvenne nelle sale della fabbriceria di San Petronio dove ancora oggi è presente una targa commemorativa che include oltre all’opera michelangiolesca, anche la realizzazione delle principali opere bronzee della città come il #Nettuno del Giambologna e il Gregorio XIII di Menganti.

La statua fu quindi collocata nella nicchia sopra la porta Magna della Basilica di San Petronio a ricordo e monito dell’autorità papale sulla città (21 Febbraio 1508).

Purtroppo però, la statua ebbe vita breve.

L’ 11 Dicembre 1511 infatti i Bentivoglio, che furono scacciati dal Papa, riuscirono per una breve parentesi di tempo a riprendere il controllo sulla città e alcuni loro seguaci tirarono giù la statua, distruggendola in mille pezzi.

Il bronzo di risulta fu venduto al Duca Alfonso d’Este, un grande appassionato di armi, che lo fuse per costruire una colubrina, ossia un piccolo cannoncino portatile che ironicamente chiamò “La Giulia” in onore al Papa a cui il bronzo era dedicato.

Per #Bologna fu una perdita incalcolabile. Si trattava di un’opera unica, quella realizzata da #Michelangelo che solitamente lavorava il marmo (l’unico altro bronzo realizzato da Michelangelo, il David de Rohan fu anch’esso distrutto).

Non rimangono testimonianze né bozzetti dell’opera. Il #Vasari disse che la statua era alta circa due metri e novanta. L’aspetto più che benevolo, appariva cupo e minaccioso. La distruzione di questo simbolo per quanto una perdita artistica senza precedenti, fu un segnale politico importante che sanciva l’ennesimo tentativo di autodeterminazione da un potere che minacciava il desiderio di autonomia e libertà che i bolognesi han sempre desiderato.


2 commenti


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